Il servizio idrico italiano si prepara a una nuova stagione di investimenti, ma dovrà affrontare ancora diverse criticità strutturali. È quanto emerge dalla Relazione Annuale 2025 dell'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che fotografa un comparto in evoluzione, caratterizzato da un importante piano di sviluppo infrastrutturale e da una crescente attenzione alla resilienza delle reti.

Secondo l'Autorità, nel periodo regolatorio 2024-2029 sono previsti investimenti complessivi per circa 29,6 miliardi di euro destinati all'ammodernamento del servizio idrico integrato, con l'obiettivo di migliorare acquedotti, reti fognarie e impianti di depurazione.

Investimenti in crescita, ma serve continuità

Il piano di sviluppo interessa 170 gestori che servono quasi 54 milioni di abitanti e prevede una spesa media di 541 euro per abitante nell'arco dei sei anni, pari a circa 90 euro all'anno, in netto aumento rispetto ai 69 euro annui registrati nel precedente periodo regolatorio.

Il picco degli investimenti è previsto nel 2025, con oltre 6 miliardi di euro, mentre negli anni successivi è attesa una progressiva riduzione delle risorse disponibili. Secondo ARERA, questo rallentamento è dovuto principalmente alla diminuzione dei finanziamenti pubblici già programmati e ai ritardi legati al rinnovo di alcune concessioni di gestione.

Le prospettive potrebbero però migliorare già a partire dal 2026 grazie alle nuove risorse previste dallo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (SFNIISSI), introdotto nell'ambito della revisione del PNRR.

Perdite idriche ancora troppo elevate

Uno dei principali fronti d'intervento resta la riduzione delle perdite nelle reti acquedottistiche.

Nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni, la dispersione media nazionale dell'acqua immessa in rete raggiunge ancora il 42,5%, con forti differenze territoriali: si passa dal 34,4% del Nord-Ovest fino a oltre il 50% nelle regioni del Sud e delle Isole.

Non sorprende quindi che oltre un quarto degli investimenti programmati (26,8%) sia destinato proprio alla riduzione delle perdite, confermandosi la principale priorità del settore.

Accanto a questo obiettivo, i gestori investiranno anche nel contenimento delle interruzioni del servizio, nell'ammodernamento degli impianti di depurazione, nell'adeguamento delle reti fognarie e nel rafforzamento della resilienza delle infrastrutture rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici.

Acquedotti al centro della pianificazione

L'analisi della programmazione evidenzia come oltre la metà degli investimenti (52%) sarà destinata alle infrastrutture acquedottistiche, mentre circa il 40% riguarderà reti fognarie e impianti di depurazione.

Nel Centro Italia questa quota supera addirittura il 63%, segno della necessità di intervenire sul potenziamento delle reti di distribuzione e sulla sicurezza dell'approvvigionamento idrico.

Per il comparto dell'installazione idrotermosanitaria questo scenario conferma come gli interventi di efficientamento delle reti, la riqualificazione degli impianti e l'introduzione di tecnologie per il monitoraggio delle perdite rappresenteranno uno dei principali driver di sviluppo nei prossimi anni.

Bollette: la spesa media è di 388 euro l'anno

Nel 2025 una famiglia tipo composta da tre persone, con un consumo annuo di 150 metri cubi, ha sostenuto una spesa media di 388 euro.

Le differenze territoriali rimangono significative: si va dai 299 euro del Nord-Ovest ai 479 euro del Centro Italia, mentre Nord-Est, Sud e Isole si collocano sostanzialmente in linea con la media nazionale.

Analizzando la composizione della bolletta, circa il 38% della spesa riguarda il servizio di acquedotto, quasi il 30% la depurazione, il 12% la fognatura, mentre la restante parte è composta da quota fissa e imposte.

Qualità del servizio in miglioramento

ARERA evidenzia segnali positivi anche sul fronte della qualità tecnica del servizio.

Rispetto ai dati di riferimento del 2016, si registra un miglioramento degli indicatori di performance e una maggiore capacità dei gestori di monitorare lo stato delle infrastrutture, anche nelle aree storicamente più in difficoltà.

I tassi di realizzazione degli investimenti restano elevati, pari al 95% nel 2022 e all'86% nel 2023, sebbene persistano ritardi soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

Le sfide per il settore impiantistico

Per il comparto idrotermosanitario la fotografia scattata da ARERA conferma l'avvio di una fase di forte trasformazione del servizio idrico italiano.

L'ammodernamento delle reti, la riduzione delle perdite, il miglioramento della depurazione e l'incremento della resilienza degli impianti richiederanno competenze tecniche sempre più avanzate, tecnologie di monitoraggio, sistemi di regolazione efficienti e interventi di riqualificazione diffusi.

Il piano di investimenti previsto fino al 2029 rappresenta quindi non solo una leva per migliorare la qualità del servizio ai cittadini, ma anche un'importante opportunità di sviluppo per tutta la filiera dell'impiantistica idrica e delle tecnologie dedicate alla gestione efficiente della risorsa acqua.

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