Ad aprile 2026 tornano a crescere i segnali di disagio sociale in Italia. Secondo le prime stime diffuse da Confcommercio, il MIC – Misery Index Confcommercio – si è attestato a quota 10,3, registrando un aumento di 0,8 punti rispetto al mese di marzo.
L’indicatore, che misura il livello di disagio economico delle famiglie combinando andamento dell’inflazione e situazione occupazionale, evidenzia un peggioramento legato soprattutto alla nuova accelerazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto.
Inflazione in aumento per beni essenziali ed energia
A trainare il rialzo del MIC è stato in particolare l’incremento dei prezzi dei prodotti acquistati più frequentemente dalle famiglie, passati dal +3,1% di marzo al +4,3% su base annua ad aprile.
Ancora una volta il principale fattore di pressione arriva dal comparto energetico, che continua a influenzare il costo della vita e i consumi quotidiani. I rincari dell’energia stanno infatti incidendo direttamente sulle spese domestiche e indirettamente sui prezzi di numerosi beni e servizi.
Al momento, secondo Confcommercio, gli aumenti non si sarebbero ancora trasferiti in maniera significativa alle altre filiere produttive, ma il quadro resta particolarmente fragile.
Migliora lievemente il mercato del lavoro
Sul fronte occupazionale emerge invece un lieve segnale positivo. La disoccupazione estesa è infatti scesa al 5,6%, rispetto al 5,7% registrato nel mese precedente.
Il miglioramento del mercato del lavoro contribuisce in parte a contenere l’aumento del disagio sociale, ma non è sufficiente a compensare l’impatto dell’inflazione sui bilanci delle famiglie.
La combinazione tra costo della vita elevato e incertezza economica continua quindi a rappresentare un elemento di preoccupazione per consumi e fiducia dei cittadini.
Le tensioni geopolitiche continuano a pesare sull’economia
A mantenere alta la pressione sui prezzi energetici sono soprattutto le tensioni internazionali, in particolare quelle legate al Medio Oriente. L’instabilità geopolitica continua infatti a influenzare i mercati delle materie prime energetiche, alimentando volatilità e timori sui costi di approvvigionamento.
Secondo gli analisti, se la situazione dovesse protrarsi oltre il mese di giugno, il rischio sarebbe quello di una nuova accelerazione dell’inflazione nella seconda parte del 2026.
Uno scenario che potrebbe avere ripercussioni dirette sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla tenuta della domanda interna.
Famiglie e consumi al centro delle preoccupazioni
L’aumento del Misery Index rappresenta un segnale importante per l’economia italiana, soprattutto in una fase in cui la crescita appare ancora fragile.
Un eventuale peggioramento dell’inflazione potrebbe infatti rallentare ulteriormente i consumi delle famiglie, con effetti negativi sulla crescita economica e sul mercato del lavoro.
La tenuta della domanda interna resta quindi uno degli elementi chiave per i prossimi mesi, mentre imprese e consumatori continuano a confrontarsi con un contesto caratterizzato da elevata incertezza internazionale e forte volatilità dei prezzi energetici.



