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Possibili due ulteriori cessioni dopo la prima, ma soltanto a banche e assicurazioni abilitate. Pene più severe per il tecnico che firma asseverazioni false o incomplete

Il governo ha varato un nuovo decreto legge che accoglie, almeno in parte, le richieste della filiera edilizia in materia di bonus fiscali e cessione del credito, sbloccando la situazione che si era creata in seguito all’approvazione del Decreto Sostegni ter. Torna quindi la possibilità di cedere i crediti fiscali più di una volta: dopo la prima cessione, possibile verso chiunque, saranno possibili due ulteriori cessioni, soltanto verso banche, imprese di assicurazione e intermediari finanziari abilitati. Il credito non potrà essere oggetto di cessioni parziali successivamente alla prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle entrate. A questo scopo, viene introdotto un codice identificativo univoco del credito ceduto per consentire la tracciabilità delle cessioni.

Pene più severe per chi dichiara il falso

Il decreto prevede anche pene più severe per i tecnici che firmano asseverazioni false o carenti sui requisiti tecnici o sulla realizzazione del progetto: reclusione da 2 a 5 anni, oltre a una multa da 50 mila a 100 mila euro, con pena aumentata “se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri”. 

L’indagine di CNA: riduzione dei ricavi per quasi l’80% delle imprese

Un’indagine di CNA, pubblicata la settimana scorsa, mette intanto nero su bianco i danni causati alle aziende installatrici dall’articolo 28 del Sostegni ter. La Confederazione ha somministrato un questionario a un campione di circa 2000 aziende, operanti nel settore delle costruzioni (sezione Ateco F), dell’installazione di impianti (codice Ateco 43.2) e nella produzione di serramenti. Queste ultime sono ricomprese nei comparti di cui ai codici Ateco 16.23 (carpenteria in legno per l'edilizia),  22.23 (articoli in plastica per l'edilizia), 25.12 (porte e finestre in metallo). Si tratta di una realtà produttiva per il 70% costituita da imprese artigiane che, nel 2019, contava 509.444 imprese, 1,4 milioni di occupati e aveva generato 179 miliardi di euro di fatturato. 

Il 75,2% delle imprese della filiera delle costruzioni si è resa disponibile a concedere lo sconto in fattura. Rispetto al dato medio è possibile scorgere delle differenze significative sia a livello settoriale (grafico 3) che  in relazione al fatturato realizzato dalle imprese (grafico 4): l’applicazione dello sconto in fattura, infatti, è più diffusa tra le imprese del settore dei serramenti (81,7%) e tra quelle con fatturati più elevati (85,1%). Tra le imprese di installazione impianti che hanno partecipato all’indagine, il 76,2% ha offerto lo sconto in fattura, soprattutto per bonus “minori”.

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Al momento dell’entrata in vigore del Decreto Sostegni ter, avvenuta il 27 gennaio 2022, più della metà delle imprese intervistate (50,9%) si è trovata nella condizione di dover smobilizzare crediti per lavori effettuati sui quali aveva concesso lo sconto in fattura alla clientela. Dai risultati dell’indagine risulta che si tratta di importi difficilmente recuperabili. Chiamate, infatti, a descrivere la reazione dei cessionari dei crediti all'entrata in vigore della nuova normativa, quasi il 50% delle imprese che hanno partecipato all’indagine riferisce di avere registrato una indisponibilità totale ed immediata ad acquisire i crediti futuri e quelli maturati. Per il 24,6% degli intervistati i cessionari hanno dato disponibilità ad acquisire solamente i crediti già concordati ma non quelli futuri e per il 12,8% i cessionari hanno chiesto la rinegoziazione delle condizioni precedentemente concordate (es. variazione dei tassi di interesse).

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Secondo il 77,5% delle imprese intervistate, le restrizioni determineranno una frenata nella realizzazione dei lavori, e quindi una diminuzione del volume di affari. Non mancano peraltro le imprese che dovranno ridurre gli organici (7,2%) o rinviare gli investimenti già programmati (7,7%). 

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